Un miliardo, forse due

Cosa resterà a Napoli dopo l’America’s Cup, al netto delle stime

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Francesco Muscariello

10/25/20263 min read

Un miliardo, forse due

Quando è stato annunciato che Napoli avrebbe ospitato l’America’s Cup, l’impatto economico stimato era di un miliardo di euro.

Qualche mese dopo la stima era salita a 1,2 miliardi. A ottobre di quest’anno è diventata un intervallo tra 1,4 e 1,7 miliardi.

In diciotto mesi la cifra è cresciuta del settanta per cento senza che l’evento sia ancora cominciato.

Questo non significa che sia falsa. Significa che è una previsione, e che le previsioni su questi eventi hanno una tendenza nota a crescere man mano che ci si avvicina.

Cosa succede davvero, e quando

Partiamo dai fatti certi, perché ci sono e sono grossi.

È la trentottesima edizione dell’America’s Cup e la prima volta in Italia nella storia della competizione, che è la più antica gara sportiva internazionale ancora in corso.

I team dovrebbero insediarsi a Bagnoli entro gennaio 2027. La Louis Vuitton Cup parte il 22 maggio. Le regate della Coppa si corrono dal 10 al 18 luglio, nello specchio di mare tra Castel dell’Ovo e Posillipo.

Le regate preliminari, lo scorso settembre, hanno registrato 278.893 presenze in quattro giorni. Per il 2027 gli organizzatori parlano di un’affluenza fino a 3,5 milioni di visitatori.

I numeri, separati

Qui serve fare una cosa che quasi nessun articolo fa: distinguere tre cifre diverse che continuano a essere citate insieme.

L’impatto economico stimato è 1,4-1,7 miliardi. Non sono soldi che entrano in cassa a qualcuno: è una previsione di quanto si muoverà complessivamente, tra spesa turistica, organizzazione e investimenti. Nella scomposizione circolata in giugno, il miliardo si divideva così: 370 milioni di spesa turistica diretta tra hotel, ristorazione e trasporti, 70 milioni legati all’organizzazione, 21,6 milioni riconducibili alla presenza dei team, 165 milioni di investimenti pubblici e privati.

L’investimento pubblico su Bagnoli è un’altra cosa. Il ministero dello Sport indica un impegno di 1,2 miliardi, di cui circa 450 milioni per gli interventi di riqualificazione, più 80 milioni per l’organizzazione dell’evento. A questi si aggiungono circa 30 milioni liberati per il Comune e 15 milioni per la tratta ferroviaria, con l’obiettivo di collegare Napoli Centrale a Bagnoli in quindici minuti.

Il piano complessivo di rigenerazione urbana di Bagnoli vale circa 1,7 miliardi tra bonifiche e riconversione, ed è un progetto che esiste a prescindere dalla regata.

Tre numeri, tre significati. Quando vengono sommati o usati come sinonimi, il discorso pubblico smette di essere verificabile.

La cosa che conta più della Coppa

A Bagnoli c’è una colmata di duecentomila metri quadri, nata come scarico dell’Italsider, che aspetta la bonifica da oltre trent’anni.

Trent’anni di commissari, piani, annunci. Poi arriva una regata e i cantieri si aprono: duecento operai al lavoro, dragaggio dei fondali che ha superato l’ottanta per cento, un bacino di calma di circa venti ettari con le opere di protezione.

Questa è la notizia vera, e andrebbe detta senza retorica in nessuna delle due direzioni.

È positivo che si stia bonificando. Ed è un giudizio severo sul paese il fatto che per farlo sia servito un evento sportivo internazionale con una scadenza non rinviabile.

La domanda da tenere d’occhio

L’ha formulata bene Confindustria Nautica, e vale più di tutte le stime: il passaggio decisivo sarà capire quanto di quella ricchezza riuscirà a restare sul territorio e a trasformarsi in lavoro, commesse e nuove relazioni.

Qualche segnale c’è. Al catalogo fornitori dell’evento risultano iscritte circa tremila aziende, distribuite in 141 categorie merceologiche: dietro le basi dei team e le regate ci sono centinaia di esigenze quotidiane, dal trasporto alla ristorazione alla manutenzione.

Il rischio è noto e si è visto altrove: le grandi opere arrivano, il contratto grosso va a un general contractor che viene da fuori, e al territorio resta la manovalanza e qualche mese di indotto.

Il confronto che si cita sempre

Barcellona, che ha ospitato l’edizione del 2024, ha prodotto un impatto economico stimato in 1,034 miliardi.

Napoli punta a fare meglio. Può darsi che ci riesca, visto il bacino turistico che la città ha già oggi.

Ma Barcellona è anche il luogo dove si è capito che un grande evento, se non governato, lascia in eredità una città più cara per chi ci abita. È una lezione che riguarda direttamente il dibattito sul centro storico e sugli affitti già in corso.

Cosa ci resta da capire

Tra meno di un anno il golfo sarà pieno di barche e di telecamere, e l’immagine della città farà il giro del mondo. Quella parte funzionerà, su quella non ho dubbi.

La domanda da porsi è un’altra, ed è la sola che conti davvero nel 2028.

Non quanti milioni sono passati. Ma se a Bagnoli, finite le regate, ci sarà un parco pubblico con accesso al mare e una stazione che funziona, oppure un bacino di calma vuoto e un’altra lista di opere incompiute.

Francesco Pucci Muscariello

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Cosa resterà a Napoli dopo l’America’s Cup

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