Francesco Pucci

Muscariello

Racconto storie che lasciano un segno.

Collezionista d'arte · Antiquario · Musicista · Giornalista Pubblicista Freelance · Imprenditore · Napoletano

TRENT'ANNI

DI STORIA

Sono grato alla vita. Perché mi ha permesso di essere non una cosa sola, ma di fare esperienza di tante realtà che mi hanno permesso di capirne tante altre.

Ma tutto è iniziato dall'arte. Trent'anni fa giravo tra antiquari e gallerie con una sola, singola ossessione: capire cosa rende un'opera diversa da tutte le altre. Ho imparato a osservare prima di parlare. E sono finito a collezionare il Barocco napoletano, i fiamminghi, Warhol, Canova e tanti altri, rivendendo opere d'arte che mi hanno permesso di raggiungere grandi soddisfazioni. Per farlo, mi sono ispirato a dei grandi, che considero a mani basse dei maestri: Leo Castelli, Lucio Amelio, George Costakis.

Da quell'occhio, ormai allenato, è venuto tutto il resto.

Il giornalismo. Le testate internazionali. Gli anni a Capri, tra jet set e mondanità. Le missioni in Afghanistan, Congo, Libano. I tavoli all'ONU. Le raccolte di beni in Irpinia.

Non ho mai scelto tra la bellezza e il bisogno. Ho sempre pensato che si potessero fare, e fare bene, entrambe le cose.

La mia storia in breve

LE MIE TRE ANIME

IL GIORNALE

ARTE

SOLIDARIETÀ

Ho scritto di arte, costume, jet set e diritti umani. Ora voglio continuare a farlo, ma per parlare delle cose che davvero contano per me. Per provare a spronare e smuovere l'animo delle persone. Perché la scrittura è un veicolo potentissimo. E chi può sfruttarla, ha un dovere morale.

Ho imparato che un quadro non è mai solo un quadro. È una prova. Ho collezionato, comprato, venduto e raccontato arte per tutta la vita. Ogni volta che mi trovo davanti a un'opera che vale, sento emozioni potenti. Non è un mestiere. È una forma di rispetto verso chi ha avuto il coraggio di creare.

A un certo punto ho smesso di pensare che raccontare le ingiustizie fosse abbastanza. Bisognava esserci. Fisicamente. In Afghanistan, in Congo, in Libano. Portare qualcosa: beni, attenzione, voce. Ho visto cosa significa vivere senza il minimo che noi diamo per scontato ogni giorno.

COLLEZIONARE È UN'ARTE

ALCUNE DELLE OPERE SU CUI HO MESSO LE MANI

È PARTITO TUTTO DA UN QUADRO

L'arte come vocazione

Ho iniziato come antiquario e collezionista d'arte. Non per caso, non per moda, ma per vocazione. Ho collezionato tutto l'Ottocento e il Novecento napoletano. Ho lavorato con artisti e opere che attraversano secoli.

Trent'anni passati a costruire un occhio critico attraverso le opere, i maestri, i mercati. I miei riferimenti sono stati i grandi: Leo Castelli, Lucio Amelio, George Costakis. Collezionisti e mercanti che hanno cambiato il modo in cui il mondo guarda l'arte, e che mi hanno insegnato che la differenza tra un'opera e un capolavoro si vede sempre, ma non sempre si spiega a parole.

ALCUNI ARTICOLI

Le impronte sul marmo.

Françoise Meyers: L'Impero della Bellezza e l'Etica del Dono.

Diritti umani: il silenzio che ci rende complici.

a large group of people holding up signs
a large group of people holding up signs

OLTRE L'APPARENZA

IL CENTRO DI TUTTO QUELLO CHE FACCIO. IL MIO REALE PERCHÈ.

La transizione dalla testimonianza all'azione.

Mi muovo spesso in contesti formali, tra le gallerie d'arte e i salotti del grande collezionismo. È un mondo fatto di regole silenziose, estetica raffinata e grandi privilegi, dove gestire determinate risorse è un potere concesso a pochi. Tuttavia, so bene che quel potere comporta, prima di tutto, una responsabilità.

Vivo in un universo dove il lusso è la norma e le risorse viaggiano su binari riservati, ma la vera distinzione non sta nell'abito impeccabile che indosso, né nel suo taglio. La differenza risiede nel modo e nella direzione in cui scelgo di usare quelle risorse. Ciò che decido di fare con ciò che ho non è un obbligo, ma una scelta consapevole: l'eleganza è nulla senza un intento.

Ad un certo punto, denunciare ciò che non va o raccontare le ingiustizie smette di essere sufficiente; le parole perdono peso se non sono seguite dai fatti. Bisogna agire concretamente, perché l'unica cosa che conta davvero è l'impatto delle nostre azioni.

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