Nessuno vuole più fare l'artigiano
L’ennesima credenza per criticare i giovani
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Francesco Muscariello
10/11/20263 min read


Nessuno vuole più
fare l'artigiano
Nel 2025 quasi sei posti su dieci offerti dalle imprese artigiane italiane sono rimasti difficili da coprire. Per la precisione il 59,7%, pari a 293.270 addetti che le botteghe cercavano e non hanno trovato.
Davanti a un numero così, la spiegazione che sentiamo da anni è sempre la stessa: i ragazzi non hanno più voglia di sporcarsi le mani. Ma i dati raccontano un'altra storia.
Dove manca davvero la gente
Partiamo da un fatto che spiazza. Le difficoltà più alte non sono dove il lavoro scarseggia, ma dove abbonda.
La classifica delle regioni in cui gli artigiani faticano di più a trovare personale si apre con Umbria al 64,7%, Trentino-Alto Adige al 64,1%, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte-Valle d'Aosta e Lombardia al 62,7%, Veneto al 62,5% ed Emilia-Romagna al 62,2%.
Il Nord, insomma. Le regioni con i salari più alti e la disoccupazione più bassa d'Italia.
Se il problema fosse la pigrizia di una generazione, dovrebbe manifestarsi ovunque allo stesso modo. Invece si concentra proprio là dove un giovane ha più alternative tra cui scegliere.
I giovani nelle botteghe ci sono
C'è un secondo dato che vale la pena guardare.
Nelle imprese fino a 49 addetti, i dipendenti under 30 sono il 19,6% del totale. Nelle aziende con almeno 50 addetti scendono al 14,9%. E nelle micro imprese fino a nove addetti, quelle dove il peso dell'artigianato è maggiore, salgono al 21,2%.
Tradotto: in proporzione, i giovani nelle piccole botteghe sono più numerosi che nelle grandi aziende. Nel 2024 le imprese artigiane hanno ospitato oltre 121 mila apprendisti, e secondo Confartigianato circa il 40% degli under 35 guarda con interesse al settore.
Nell'arco di un triennio gli occupati under 35 sono cresciuti di 462 mila unità, con un incremento del 9,4% contro il 6,1% registrato dal totale degli occupati.
Di nuovo: se davvero i ventenni rifiutassero il lavoro manuale, questi numeri sarebbero rovesciati.
La domanda che (quasi) nessuno fa
A questo punto conviene girare la questione e chiedersi cosa stiano facendo le imprese per risolvere il problema che denunciano.
La risposta la fornisce Confartigianato stessa: il 32,6% punta su aumenti salariali, il 28,5% sulla flessibilità degli orari, quasi un quarto rafforza la collaborazione con scuole e istituti tecnici.
Rileggiamo il primo numero. In un settore che dichiara sessanta posti vacanti su cento, due imprese su tre non stanno alzando le retribuzioni.
In qualunque altro mercato, una scarsità di questa portata farebbe salire il prezzo. Qui succede solo in un caso su tre.
Non è un'accusa agli artigiani
Chiariamo una cosa, perché è importante. Molti artigiani lavorano su margini che non lasciano spazio a nulla. Alzare le paghe, per loro, significherebbe chiudere.
Ma allora il problema va chiamato con il suo nome: è una questione di marginalità, di prezzi finali e di concorrenza al ribasso. Non di volontà dei giovani.
E si dovrebbe affrontare lì, non nei lamenti sulle nuove generazioni.
Quello che c'è di vero
Sarebbe disonesto fermarsi qui.
Una parte della carenza non dipende da nessuna scelta. Confartigianato indica tra le cause la crisi demografica e l'invecchiamento della popolazione: i giovani sono semplicemente meno di prima, e lo saranno sempre di più. Nessuna politica salariale cancella l’età della popolazione.
C'è poi un dato che la stessa Confartigianato definisce un paradosso: alla carenza di manodopera si accompagna una quota elevata di giovani che sul mercato del lavoro non si presentano affatto.
E c'è un cambiamento culturale reale. Le nuove generazioni sono meno attratte dal posto fisso e più orientate verso il lavoro autonomo. Che per il lavoro artigiano non è per forza una brutta notizia: l'artigiano, in fondo, lavora in proprio.
Cosa ci resta da capire
Mettiamo in fila le cose. I giovani sono meno di prima, questo è vero. Una parte di loro non cerca lavoro, e anche questo è vero. Ma quelli che il lavoro lo cercano scelgono le piccole imprese più delle grandi, e le botteghe che faticano di più sono quelle che operano dove le alternative abbondano.
Il quadro che ne esce è quello di un settore che fatica a competere con chi offre di più.
Continuare a raccontarci che il problema è la pigrizia dei ventenni ha un solo effetto: ci evita di cercare le risposte e trovare soluzioni.
E intanto, quei 293 mila posti continuano a restare vuoti.
Francesco Pucci Muscariello
Di Francesco Muscariello
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