Il caffè è aumentato del 38%

Non è colpa del barista, ma di ciò che lo circonda

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Francesco Muscariello

10/26/20263 min read

A person holding two portafilters filled with roasted coffee beans and ground coffee
A person holding two portafilters filled with roasted coffee beans and ground coffee

Il caffè è aumentato del 38%

A Napoli nel giugno 2021 un espresso al bar costava 90 centesimi. A giugno 2025 era arrivato a 1,19 euro. A giugno 2026 siamo a 1,24.

Trentotto per cento in cinque anni. In alcuni bar si pagano già 1,30.

La reazione al banco è sempre la stessa, e di solito contiene la parola “ladri”.

Ma non soffermiamoci a quella parola. Andiamo oltre.

Cosa c’è dentro una tazzina

Per preparare un espresso servono circa sette grammi di caffè macinato.

Secondo le elaborazioni sui dati dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe del ministero delle Imprese, la materia prima incide per circa l’11% sul prezzo finale. Su un prezzo medio nazionale di 1,29 euro significa all’incirca 14 centesimi.

Gli altri 1,15 euro sono un’altra cosa: affitto del locale, personale, energia, macchina professionale e sua manutenzione, tazzine, acqua, zucchero, tasse, e il lavoro di chi quel caffè lo prepara e te lo mette davanti.

Quando ordiniamo un espresso non stiamo comprando sette grammi di polvere. Stiamo comprando un servizio, e lo sappiamo benissimo quando restiamo venti minuti al banco a parlare.

Il numero che cambia la prospettiva

Adesso mettiamo insieme due dati.

Il primo: il caffè verde, cioè il chicco non ancora tostato, viaggia nel 2026 su quotazioni più che doppie rispetto al 2019. Ad agosto l’indicatore dell’International Coffee Organization segnava una media di 287 centesimi di dollaro per libbra.

Il secondo: nello stesso arco di tempo, l’espresso al bar in Italia è aumentato in media del 24,2%.

La materia prima è più che raddoppiata. La tazzina è cresciuta di un quarto.

Qualcuno, nel mezzo, ha assorbito la differenza. E quel qualcuno non è né il produttore né il cliente.

Perché il barista non aumenta

Qui c’è una cosa tipicamente napoletana che vale la pena dire chiaramente.

Il prezzo dell’espresso in questa città non è un prezzo di mercato: è un prezzo sociale. Il caffè al banco è un rito quotidiano e trasversale, lo prende l’avvocato e lo prende il muratore, e alzare il prezzo significa toccare qualcosa che la gente sente come proprio.

Per questo i baristi napoletani hanno tenuto duro più a lungo di altri. Nel 2021 a Napoli si pagavano novanta centesimi quando in diverse città del Nord si stava già sopra l’euro. Oggi Napoli, con 1,24, resta sotto la media nazionale di 1,29 e molto sotto città come Pescara, dove la tazzina è passata da un euro a 1,49.

Il risultato è che l’aumento percentuale qui è stato tra i più alti d’Italia proprio perché si partiva dal basso, e perché a un certo punto non c’era più margine da comprimere.

Quanto ci costa davvero

Facciamo il conto che nessuno fa.

34 centesimi di differenza rispetto al 2021. Un caffè al giorno per duecentoventi giornate lavorative fa circa settantacinque euro in più all’anno. Chi ne prende due, come mezza città, arriva a centocinquanta.

Non è una cifra che cambia una vita. Ma è esattamente il tipo di aumento che si sente, perché si ripete ogni giorno e perché riguarda una cosa a cui nessuno rinuncia.

La parte che rischiamo di perdere

C’è un avvertimento che gira tra gli operatori del settore, ed è più serio della cifra.

Se la tazzina continua a salire, a un certo punto il rito dell’espresso al bar smette di essere automatico. Si comincia a farlo a casa, si riduce il numero di volte, si entra meno.

E il bar italiano non vive del margine sul caffè: vive del fatto che la gente entra. Il caffè è il pretesto, il resto dello scontrino è il business.

Se salta il pretesto, salta il modello.

La città del caffè

Napoli è la città del caffè sospeso: quello che paghi e lasci lì per chi verrà dopo e non può permetterselo.

È un’abitudine che funziona solo finché un caffè costa abbastanza poco da poterne pagare due senza pensarci.

Quello che sta succedendo al prezzo della tazzina non è soltanto una questione di centesimi. È che stiamo scoprendo quanto costa davvero una cosa che abbiamo sempre dato per scontata.

Francesco Pucci Muscariello

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