Raffaele Viviani | News | Uomini Straordinari

La miseria che il pubblico smise di volere

STRAORDINARIORECENTE

Francesco Muscariello

10/14/20262 min read

Raffaele Viviani

Negli anni Quaranta Raffaele Viviani viene accusato di portare in giro le “vergogne d’Italia”. A dirlo è il suo pubblico, che fino a poco prima riempiva fedelmente le sue sale.

Il bambino dell’Arena Margherita

Viviani nasce a Castellammare di Stabia il 10 gennaio 1888. Il padre, anche lui di nome Raffaele, fa il cappellaio, poi il vestiarista teatrale, poi diventa impresario dell’Arena Margherita. La madre, Teresa Sansone, è casalinga.

Il teatro ce l’ha intorno da subito. Debutta a quattro anni.

C’è un episodio che racconta tutto: il tenore comico della compagnia, Gennaro Trengi, si ammala. Mandano in scena il bambino vestito da scugnizzo. Il pubblico impazzisce, la stampa parla di piccolo prodigio, e Trengi viene… Licenziato.

Poi la fortuna del padre finisce. Viviani si ritrova a Napoli con la madre e la sorella nel Borgo Sant’Antonio Abate, un quartiere malfamato, in una miseria che durerà anni.

Passa le giornate nei vicoli. È lì che impara le cose con cui costruirà tutto il resto.

Un popolo diverso

Il 27 dicembre 1917, al Teatro Umberto di Napoli, Viviani debutta come attore, autore e regista con ‘O vico, un atto solo che mescola versi, prosa e musica. Prende in affitto il teatro e fonda un genere suo.

Qui fa una cosa che gli costerà cara.

Eduardo Scarpetta, l’autore di Miseria e nobiltà e il nome più popolare del teatro napoletano dell’epoca, aveva portato in scena un popolo piccolo borghese, comico e rassicurante. Quello di Viviani no. Sulla sua scena ci sono scugnizzi, spazzini, guappi, prostitute, ladri, vagabondi, venditori ambulanti. Gente dei rioni, raccontata senza addolcire niente.

Gli anni Venti sono quelli dell’affermazione piena. La critica considera la sua compagnia di livello altissimo.

Due tipi di censura

Poi arriva il fascismo, e con lui i tagli ai copioni. Dal 1936 Viviani viene ostacolato anche dalla politica linguistica del regime, che voleva eliminare i dialetti dai luoghi pubblici a favore dell’italiano.

Ma la censura è solo metà della storia, e nemmeno la metà decisiva.

L’altra metà è che il pubblico cambia. Sono gli anni dei nuovi ricchi, di un’Italia che vuole grandezza e rassicurazione. Un teatro che mette a nudo la miseria non serve a nessuno, e non è il regime a doverlo vietare: bastano le sale che si svuotano.

Viviani continua. La sua ultima stagione, quella che anticipa il neorealismo e mette Napoli al centro come problema sociale, culmina in Muratori nel 1942 e nei Dieci comandamenti nel 1947, scritto insieme al figlio Vittorio.

Il pubblico borghese non ci va. Dice che non vuole vedere “gli stracci”.

La parte più difficile

Qui la storia smette di essere consolatoria, ed è il motivo per cui vale la pena raccontarla.

Viviani aveva costruito il suo teatro raccontando i poveri a un pubblico che poteva permettersi il biglietto. Finché quel racconto è stato pittoresco ha funzionato benissimo. Quando è diventato accusatorio, lo stesso pubblico lo ha abbandonato.

Non è una colpa di Viviani, che non ha mai cambiato registro per compiacere nessuno. È il meccanismo di fondo: la miseria rappresentata piace finché resta a distanza di sicurezza.

La fine

Muore a Napoli il 22 marzo 1950, a sessantadue anni, dopo lunghi mesi a letto.

Il suo archivio, con copioni, musiche, locandine e lettere, è conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli, nella sezione Lucchesi Palli.

Cosa ci lascia

Oggi Viviani viene ricordato accanto a Eduardo De Filippo come uno dei due grandi del teatro napoletano del Novecento. Ma per gli ultimi quindici anni della sua vita ha recitato in sale sempre più vuote.

Francesco Muscariello

di Francesco Muscariello

La miseria che il pubblico smise di volere

Kostachi's & Ludoré
Marketing
Consulting
Journalism
Public Relations

Company Number: 17300722

ESPLORA

KOSTACHI'S & LUDORÉ LTD di Muscariello Francesco · Company Number 17300722

© 2026 Francesco Pucci Muscariello. Tutti i diritti riservati.

348 174 7009
puccicomunicazioni@icloud.com

CONTATTI