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Nel 1959 Renato Carosone annuncia in diretta TV il ritiro dalle scene, al culmine del successo.

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Francesco Muscariello

10/9/20263 min read

Renato Carosone

L’uomo che uscì di scena prima del tempo

Di Francesco Muscariello

Carosone e il suo sestetto

Il 7 settembre 1959, in diretta televisiva, Renato Carosone annuncia il ritiro dalle scene. Ha trentanove anni ed è nel punto più alto della sua carriera. Per capire questa decisione, facciamo un breve viaggio nella sua storia.

Dal pianoforte all’Africa

Carosone si diploma in pianoforte a diciassette anni, nel 1937, al conservatorio napoletano di San Pietro a Majella. Lo stesso anno parte per l'Africa orientale con una compagnia di varietà.

Ci resta quasi dieci anni. Suona a Massaua, poi ad Asmara, dove gli affidano la direzione artistica del teatro Odeon. Allo scoppio della guerra viene arruolato e mandato in Somalia, poi torna ad Asmara, dove resta fino alla fine del conflitto.

Quando torna in Italia, nel luglio del 1946, ha ventisei anni e nessuna fama. Ma ha imparato una cosa che gli servirà per tutta la vita: come si tiene insieme un pubblico.

Dieci anni di successo

Il 28 ottobre 1949 il Trio Carosone debutta allo Shaker Club di via Caracciolo, con Renato affiancato dal chitarrista olandese Peter Van Wood e il batterista Gegè Di Giacomo. Il gruppo cresce con il successo: diventa quartetto nel 1953 e sestetto nel 1956.

L'idea è nuova: prendere i ritmi americani e innestarli sulla canzone napoletana, aggiungendo ironia. Funziona subito. Arrivano Maruzzella nel 1955, Torero e Tu vuò fa' l'americano nel 1957, Caravan petrol e 'O sarracino nel 1958.

Il successo diventa internazionale. Torero conquista il primo posto della classifica americana e ci resta due settimane, viene tradotta in dodici lingue e genera una trentina di versioni nei soli Stati Uniti. Il gruppo attraversa l'oceano e arriva a suonare alla Carnegie Hall di New York.

La decisione

È qui che Carosone decide di smettere.

L'annuncio arriva durante la trasmissione "Serata di gala", presentata da Emma Danieli. La spiegazione che dà è brevissima:

"Ritengo che il mio genere sia ormai superato".

Nessuno la prende sul serio. Tanto che si arriva a parlare di una sua presunta crisi mistica (che lui stesso smentisce). Intanto rifiuta un contratto dopo l'altro.

La ragione vera la spiegherà molte volte negli anni successivi. Era stato in America, aveva visto cosa stava arrivando, e aveva capito che la sua musica sarebbe diventata vecchia. Non voleva assistere al proprio declino. E ha preferito uscire con le proprie gambe, invece di essere spinto fuori.

Restavano impegni da onorare, e li onora tutti. Nel maggio del 1960 saluta gli Stati Uniti con una nuova esibizione alla Carnegie Hall e un passaggio all'Ed Sullivan Show, terzo italiano a esibirsi sulla televisione americana dopo Nilla Pizzi e Domenico Modugno.

Poi smette. Ha quarant'anni.

Quindici anni di silenzio

Il ritiro non è una mossa pubblicitaria. Per quindici anni Carosone vive appartato, si dedica alla pittura e allo studio della musica. Si ritira dai palchi e dalla vita pubblica.

Torna il 9 agosto 1975, con una serata alla Bussola, il locale di Sergio Bernardini in Versilia che aveva contribuito a lanciare vent'anni prima.

E qui succede la cosa che rende questa storia diversa da tutte le altre. Nei quindici anni di assenza, le sue canzoni hanno smesso di essere musica di moda e sono diventate classici. Carosone non torna come un reduce: torna come un autore. La “seconda carriera” dura fino alla fine.

Nel 1996 riceve il Premio Tenco. Si esibisce per l'ultima volta a Napoli il Capodanno del 1998. Nel 2000 pubblica la sua autobiografia, Un americano a Napoli.

Muore a Roma il 20 maggio 2001.

Cosa ci lascia Carosone
(oltre alla musica)

Pensiamoci: quasi nessuna carriera finisce con una decisione. Quasi tutte finiscono per esaurimento… Si va avanti finché il pubblico o, peggio, l’ispirazione, non se ne vanno.

Carosone fa il contrario. Osserva il proprio successo da fuori, si chiede quanto sarebbe durato, e agisce in base alla risposta che si è dato.

Grazie alla sua musica, si è meritato un posto come leggenda della storia della musica napoletana e internazionale.

La sua decisione dimostra la lucidità di un artista che non si è fatto travolgere dalla fama, e che ha avuto il coraggio di fermarsi. Una scelta che gli è costata quindici anni di assenza dai riflettori. Ma che gli ha fatto guadagnare una carriera senza anni brutti.

Perché non ci sono mai stati.

Francesco Pucci Muscariello

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