Il Tramezzino | News | Food Curiosities

Da intuizione torinese a icona del Food Design Italiano

RECENTE

Francesco Pucci Muscariello

5/5/20264 min read

Il Caffé Mulassano a Torino, Piazza Castello 15

Il Tramezzino

Da Intuizione Torinese a Icona del Food Design Italiano

di Francesco Pucci Muscariello

Nel 1925 Angela Demichelis e il marito Onorino Nebiolo acquistano a Torino il Caffè Mulassano, dando forma concreta a un sogno coltivato oltre oceano. Non è solo un ritorno in patria: è il trasferimento di un bagaglio culturale, umano e imprenditoriale maturato negli Stati Uniti, dove i due avevano vissuto anni intensi immersi nell’energia contraddittoria del Proibizionismo.

Angela, giovanissima, aveva sposato Onorino a Detroit, entrando in un contesto familiare dedito alla ristorazione e alla vita notturna. Erano anni difficili e affascinanti: Onorino attraversava spesso il confine tra Michigan e Canada per rifornirsi di liquori di contrabbando, mentre Angela si trovava a fronteggiare perfino minacce da parte della mafia italoamericana. Un’esperienza dura ma formativa, che li avrebbe resi pronti a cogliere le opportunità del nuovo secolo.

A lui viene attribuita la creazione del termine “tramezzino”. Le interpretazioni sono molteplici: potrebbe derivare dai tramezzi delle case abruzzesi, evocati dalla forma triangolare; oppure indicare un “intermezzo”, uno spuntino tra i pasti; o ancora sottolineare che il meglio si trova “tra” due fette di pane. Qualunque sia l’origine, il risultato è perfetto: un nome italiano, evocativo, destinato a durare nel tempo.

D’Annunzio, del resto, era maestro nel dare forma alle parole e nel trasformarle in strumenti di identità e comunicazione. Non è improbabile che anche in questo caso abbia legato la sua creatività a un compenso, come già avvenuto con numerosi marchi e prodotti dell’epoca. Ma ciò che conta è l’efficacia del risultato: il nome “tramezzino” entra nel linguaggio comune e diventa parte integrante della cultura gastronomica italiana.

Dal Caffè Mulassano, il tramezzino si diffonde rapidamente. Venezia lo accoglie e lo trasforma in “el tramesin”, legandolo al rito dell’aperitivo. Nei bar della città lagunare diventa protagonista di una nuova socialità, fatta di incontri, conversazioni e piccoli piaceri condivisi. Nel 1936, la rivista “La Cucina Italiana” ne pubblica la prima ricetta ufficiale, sancendone il riconoscimento nazionale.

Da quel momento, il tramezzino non smette più di evolversi. Attraversa decenni, mode e trasformazioni sociali, adattandosi senza perdere la propria identità. Diventa simbolo di convivialità, presenza immancabile in aperitivi, feste, momenti informali. La sua versatilità lo rende adatto a ogni contesto, dalla pausa veloce al momento celebrativo.

Oggi il tramezzino vive una nuova stagione di creatività. Le esigenze contemporanee, attenzione alla salute, sostenibilità, inclusività alimentare, ne stanno ridefinendo le caratteristiche. Nascono versioni vegetariane e vegane, proposte senza glutine, varianti ad alto contenuto proteico. Le contaminazioni internazionali portano nuovi sapori, mentre la ricerca estetica lo trasforma in un piccolo oggetto di design visivo, curato nei colori, nelle forme e nell’impiattamento.

Non mancano neppure le versioni dolci, che ampliano ulteriormente le possibilità espressive di questo formato apparentemente semplice ma straordinariamente duttile.

Eppure, nonostante tutte queste evoluzioni, il cuore del tramezzino resta immutato. È ancora quello nato a Torino, frutto dell’intuizione di Angela Demichelis e Onorino Nebiolo. Un gesto creativo che ha saputo interpretare il proprio tempo e, allo stesso tempo, anticipare il futuro. Il tramezzino è la dimostrazione che l’innovazione non nasce sempre da grandi rivoluzioni. A volte prende forma in un dettaglio, in un’idea semplice ma pensata con profondità. Due fette di pane, un ripieno, una forma nuova: abbastanza per cambiare il modo di concepire il cibo.

Da Torino al mondo, il tramezzino continua a raccontare una storia di ingegno, cultura e identità. Una storia tutta italiana, capace ancora oggi di parlare al presente con sorprendente attualità.

Rientrati a Torino, decidono di investire nel Caffè Mulassano, storico locale ottocentesco nel cuore della città. Ma il loro obiettivo non è conservare: è trasformare. Vogliono innovare, portare un’idea nuova di accoglienza e di consumo. Tra le novità introdotte, una macchina per tostare il pane importata dagli Stati Uniti segna un primo cambiamento, facendo comparire a Torino i primi toast. È un segnale: il gusto sta cambiando, e con esso il modo di vivere il cibo.

La città, in quegli anni, è uno dei centri più vitali d’Italia. Torino è industria, è modernità, è sperimentazione. Capitale dell’automobile, sede di grandi esposizioni, laboratorio di idee. Ma è anche un luogo dove la creatività si esprime con eleganza, senza eccessi, attraverso la reinvenzione del quotidiano. È in questo equilibrio tra tradizione e innovazione che nasce una delle invenzioni gastronomiche più emblematiche del Novecento italiano.

Nel 1926, all’interno del Caffè Mulassano, prende forma il tramezzino.

Non è semplicemente un panino. È una nuova concezione del cibo. Pane morbido, privo di crosta, tagliato in forma triangolare; dimensione contenuta, pensata per essere consumata in pochi bocconi; equilibrio tra ripieno e struttura. Tutto è studiato, nulla è casuale. Il tramezzino rappresenta, a pieno titolo, uno dei primi esempi italiani di progettazione alimentare: ciò che oggi definiamo food design.

In questa prospettiva, il cibo smette di essere solo nutrimento e diventa oggetto culturale, estetico, funzionale. Gli ingredienti sono materiali, la forma è linguaggio, l’esperienza di consumo è parte integrante del progetto. Il tramezzino anticipa di decenni questa visione, dimostrando come anche la semplicità possa essere il risultato di un pensiero complesso. A rendere ancora più affascinante questa invenzione contribuisce il suo nome. Nei primi anni Venti, il regime fascista impone l’eliminazione dei termini stranieri dalla lingua italiana. Il termine “sandwich” deve essere sostituito. È qui che entra in scena una figura simbolo della cultura italiana: Gabriele D’Annunzio.

Angela De Michelis

Gabriele D'Annunzio