Le impronte sul marmo

Una cerimonia, una chiesa antica, un uomo scalzo. E la realtà che attraversa il cuore del sacro.

4/1/20261 min read

Durante una cerimonia religiosa in una chiesa antica nel cuore di Napoli, mi è sembrato di assistere a qualcosa di profondamente vero. Tutto era perfetto: i candelabri d'argento riflettevano la luce tremolante delle candele, le donne profumate di buono, gli uomini con gli abiti impeccabili, il coro che riempiva le navate con voci pure, quasi irreali.

Eppure, proprio nel momento più solenne, dal fondo della chiesa è comparso un uomo. Un signore di mezza età, scalzo, con i piedi nudi anneriti dal bagnato e dal freddo, i vestiti zuppi di pioggia, i capelli appiccicati alla fronte. Camminava lentamente, e ogni suo passo lasciava una piccola impronta lucida sul pavimento di marmo. Nessuno diceva una parola. Nessuno osava. Solo il rumore del suo camminare riempiva il silenzio improvviso.

Tutta l'eleganza attorno a me — i sorrisi impostati, i profumi, la compostezza — mi è sembrata improvvisamente fragile, quasi ridicola.

di Francesco Pucci Muscariello

Le impronte sul marmo

Una cerimonia, una chiesta antica, un uomo scalzo. E la realtà che attraversa il cuore del sacro.

Io ero lì, a pochi metri. Non riuscivo a distogliere lo sguardo. In quel momento, tutta l'eleganza attorno a me, i sorrisi impostati, i profumi, la compostezza, mi è sembrata improvvisamente fragile, quasi ridicola.

Lui guardava avanti, gli occhi rossi, lucidi di pioggia e di qualcosa che non saprei dire: dolore, forse, o soltanto verità. Il sacerdote, invece, ha continuato come se niente fosse. La sua voce ha ripreso il ritmo del rito, come se quell'uomo non fosse mai entrato, come se la realtà non avesse appena attraversato il cuore del sacro.

Ho sentito un brivido, uno di quelli che ti attraversano quando capisci di essere davanti a qualcosa di vero, crudo, nudo. L'uomo si è fermato al centro della navata, ha sollevato lo sguardo verso l'altare, e per un istante mi è parso che tutta la chiesa — ogni statua, ogni lampada, ogni cuore presente — respirasse con lui.

Poi ha sussurrato qualcosa, parole che non ho capito, e se n'è andato così com'era venuto, lasciando dietro di sé solo il rumore dei suoi passi bagnati e l'odore della pioggia.

Non so chi fosse. Ma so che, da quel momento, quella cerimonia non è stata più la stessa — e neanche io.