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L'ultimo Re della Dolce Vita

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5/1/20263 min read

L'Ultimo Re della Dolce Vita

L'incredibile storia di Pupetto Sirignano

di Valeria Barbaraci

Scrivere di Francesco Caravita, Principe di Sirignano, ma per tutti, semplicemente, "Pupetto", significa immergersi in un’epoca in cui l’ozio era una forma d’arte e la vita un palcoscenico permanente. È stato l’ultimo vero dandy napoletano, un uomo che ha trasformato la sua esistenza in un capolavoro di leggerezza e stile.

Nato a Napoli nel 1908, Francesco Saverio Gaspare Melchiorre Baldassarre Caravita di Sirignano, da sempre conosciuto come Pupetto e figlio del Principe Giuseppe, fu uno dei personaggi più in vista nella Napoli del Novecento. È stato il simbolo della "Dolce Vita" prima ancora che Fellini la inventasse.

Nonostante i suoi titoli nobiliari altisonanti (Principe, Duca e nobile di stirpe antichissima), scelse di vivere secondo una filosofia precisa: vivere intensamente. Era un uomo dall’arguzia fulminante, un "entertainer" naturale che, se non fosse nato principe, avrebbe probabilmente oscurato le stelle di Hollywood.

Visse un’infanzia e una giovinezza dorate, conobbe D’Annunzio, Croce, Siegfried Wagner e il trasvolatore De Pinedo. Visse intensamente la vita napoletana senza barriere sociali e a contatto col popolo, da cui imparò a vivere la vita con la spensieratezza e l’allegria, così come solo a Napoli si fa. Sempre elegantissimo, ma con quella naturalezza che evitava la rigidità: era il re del charme!

Non era solo un uomo di mondo: componeva canzoni, pilotava auto da corsa, vinceva a poker, parlava perfettamente diverse lingue e scriveva con una penna sagace e ironica. In gioventù aveva viaggiato molto e aveva vissuto a Roma, New York, Parigi e Il Cairo; si stabilì, infine, a Capri e, in breve tempo, grazie al suo indiscutibile fascino, il Principe divenne l’anfitrione dell’isola.

Pupetto non abitava un luogo, lo "accendeva". A Napoli, Palazzo Sirignano a Chiaia era la sua base; frequentava i salotti più esclusivi, ma amava la Napoli verace, quella dei caffè e della creatività popolare. Fu eletto "Imperatore di Capri" e rese l’isola il centro del jet-set internazionale tra le due guerre e negli anni Cinquanta. Si dice che Totò, nel film "L'imperatore di Capri", si ispirò proprio alla figura di Pupetto per tratteggiare il suo personaggio.

Protagonista di primo piano delle notti capresi, fu anche nominato Presidente della locale Azienda di Cura Soggiorno e Turismo, ricoprendo questo ruolo con la consueta eleganza, ma anche con grande originalità.

A Capri, Pupetto fu un eccezionale padrone di casa ed accolse sull’isola i più grandi protagonisti del Novecento. La sua rubrica telefonica sembrava un libro di storia; tra i suoi amici e frequentatori abituali c'erano Aristotele Onassis, Winston Churchill, Guglielmo Marconi (di cui corteggiò la figlia), Enrico Caruso, Giacomo Puccini, il Duca di Windsor, Edda Ciano e tanti altri.

Raccontava spesso con ironia che la sua prima esperienza sentimentale avvenne in casa con una cameriera di quarant'anni. Il commento della famiglia? La madre inorridita, lo zio orgoglioso e il confessore... molto comprensivo. Tra le sue imprese, si ricorda la creazione di concorsi di bellezza europei e serate per "cuori solitari" ante litteram, tutto vissuto con lo spirito di chi sa che le preoccupazioni vanno lasciate agli altri.

Pupetto Sirignano, dopo la morte del padre, dilapidò l’immensa fortuna ricevuta in eredità, anche da altri parenti, compreso l’antico Palazzo di Napoli. In pratica, riuscì nell’impresa di consumare una fortuna colossale, ma non lo fece con tristezza: per lui, spendere era un investimento in ricordi e bellezza; diceva di aver trasformato un fallimento finanziario in un’opera d’arte.

Pupetto ha rappresentato la fine di un mondo. La passione per le belle donne e per le americane in particolare lo accompagnò per tutta la vita che, dissipato l’intero patrimonio, trascorreva tra Capri e Londra. Visse, si può dire da povero, la sua vita gaudente fino agli ultimi giorni senza mai rimpiangere nulla.

Ormai anziano, rievocò più volte i suoi anni felici ospite al Maurizio Costanzo Show e li pubblicò in un libro dall’emblematico titolo "Memorie di un uomo inutile", e si stabilì a Roma con una giovane compagna americana, Diana Schlyer.

Pupetto si spense novantenne nel 1998. Alla morte aveva pensato spesso, tanto che aveva scritto per sé un epitaffio che dice:

"Non fece mai niente d'importante, ma non fece mai male a nessuno... si divertì!"

Pupetto Sirignano ci insegna che l’eleganza non è un abito, ma un atteggiamento verso la vita. In un’epoca di influencer costruiti a tavolino, lui era un "influencer" naturale, capace di incantare regine e marinai con la stessa identica naturalezza, come amava ripetere lui stesso con quel sorriso sornione che ha conquistato generazioni:

"Il segreto è non prendersi mai troppo sul serio. La vita è una festa a cui siamo stati invitati, tanto vale ballare fino all’ultima musica".

Pupetto Siriginano